Stetoscopio 2025 – Il sentire degli italiani
Una possibile alleanza tra AI e sostenibilità per l’evoluzione della comunicazione
A cura di NT Next – Evolving Communication
Riorganizzati, ma stanchi. È questo il ritratto dell’Italia che emerge da Stetoscopio 2025, un Paese che ha imparato a reagire ma che inizia a sentire il peso dell’incertezza accumulata. In un periodo di instabilità geopolitica e pressioni inflazionistiche, il sentiment dei cittadini si è cristallizzato in una consapevolezza pragmatica: le sfide globali vanno affrontate spesso in autonomia, cercando nuovi strumenti per navigare l’incertezza.
In questo scenario, l’indagine evidenzia un paradosso evolutivo. Mentre l’attenzione verso gli stili di vita sostenibili registra una flessione fisiologica, l’Intelligenza Artificiale emerge come il nuovo “facilitatore”, capace di dare una nuova forma alla quotidianità.
AI1 – Quanto è familiare con il concetto di intelligenza artificiale in termini di tecnologia e applicazioni? La confidenza degli italiani con l’AI è in crescita: oggi un cittadino su due dichiara di avere familiarità o estrema familiarità con questa tecnologia, come testimonia il voto medio salito dal 5,91 del 2024 al 6,18 nel 2025. Non è più percepita solo come una tecnologia distante, ma come uno strumento concreto. A confermarlo, il 52% degli intervistati dichiara di averla già utilizzata, identificando in ChatGPT e Gemini i compagni di viaggio più noti.
AI5 – Quali di queste AI (intelligenze artificiali) conosce, anche solo per averle sentite nominare, e quali ha già utilizzato?Il vero salto di qualità risiede però nella percezione del suo ruolo. Per la maggioranza l’AI è un “facilitatore”, un mezzo per ridurre i tempi di ricerca delle informazioni e ottimizzare le attività lavorative, personali e domestiche. È proprio qui che l’AI può incrociare il cammino della sostenibilità.
Q14 – In relazione all’utilizzo, quali sono secondo Lei i punti di forza dell’utilizzo dell’AI?Se da un lato il concetto di sostenibilità si è consolidato, dall’altro assistiamo a una diminuzione dell’impegno attivo nei comportamenti individuali. La riduzione degli sprechi e dei rifiuti rimane una pratica diffusa, ma l’entusiasmo sembra aver lasciato il posto a una sorta di “resistenza passiva” dovuta alla complessità del momento economico.
In questo contesto, la tecnologia agisce come un catalizzatore di fiducia: nella sfera della sostenibilità si riscontra una crescita dell’interesse per la mobilità elettrica o ibrida. Questo suggerisce che gli italiani sono pronti a sposare la causa ambientale, quando questa è veicolata da un’innovazione tecnologica percepita come utile e performante.
OS8 – Quali azioni lei o la sua famiglia ha intrapreso per rendere il suo stile di vita più sostenibile e consapevole?Uno dei maggiori ostacoli alla transizione ecologica rimane la sfiducia. Infatti, il 65% della popolazione ritiene il fenomeno del greenwashing molto o abbastanza diffuso tra aziende e istituzioni. I cittadini chiedono trasparenza e azioni concrete, non solo promesse comunicative.
OS10 – A suo parere, quanto è diffuso fra le aziende e le istituzioni il fenomeno del GREENWASHING? L’Intelligenza Artificiale può rappresentare la soluzione a questo corto circuito di fiducia. Sebbene permangano timori legati alla privacy (con una preoccupazione crescente per l’utilizzo dei dati personali che sale al 34%) e al rischio di fake news, l’AI è vista come un’opportunità per rendere i processi più efficienti e verificabili.
Q15 – Quali sono invece i punti di debolezza e quindi i rischi connessi all’utilizzo dell’AI? Per i brand, potremmo lanciare la sfida del 2026: non solo essere “essere sostenibili” all’interno di una società “AI oriented”, ma utilizzare l’AI per:
- governare l’ambivalenza del progresso tecnologico, bilanciando l’ottimizzazione dei processi con il significativo carico energetico dei sistemi di calcolo, al fine di offrire modelli di sostenibilità che rappresentino un reale risparmio di risorse e meno un onere ambientale;
- produrre evidenze analitiche e prove concrete capaci di scardinare lo scetticismo degli italiani che oggi identifica nel greenwashing un limite alla fiducia verso le marche;
- guidare attivamente la transizione professionale di quel 30% di occupati che teme l’impatto dell’innovazione, integrando il valore della sostenibilità sociale e della tutela del capitale umano nel welfare aziendale.
Il 2025 ci indica che la transizione ecologica non può prescindere dall’evoluzione digitale. Se la sostenibilità resta uno dei nostri «cosa» , l’Intelligenza Artificiale può favorire il «come». Tuttavia, nel business e nella comunicazione, l’AI non va più interpretata come un traguardo futuristico, ma come il nuovo punto di partenza dal quale costruire differenziazione e valore competitivo.
Con standard di base inevitabilmente più alti per tutti, la vera competizione si sposta ora sulla capacità di governare questa tecnologia per costruire differenziali strategici che vadano oltre al nuovo ordinario dell’AI.